Nei laboratori di art counseling in cui si utilizza la poesia, il punto di partenza è l’idea che ogni atto di scrittura sia, in sé, un gesto creativo. Questa prospettiva trova un fondamento autorevole anche nel pensiero del matematico e filosofo della scienza Henri Poincaré, che nel suo testo Scienza e metodo (1906) definisce la creatività come la capacità di unire elementi preesistenti in combinazioni nuove e utili.
All’interno dei laboratori di Art counseling questa visione ha preso forma attraverso l’utilizzo di poesie di autori famosi, scelte come stimoli, aperture, possibilità. Le parole dei poeti hanno funzionato come mediatori: frammenti di esperienza già trasformati in linguaggio, capaci di entrare in risonanza con il vissuto dei partecipanti.
In questo contesto, la distinzione tra scrittura creativa e scrittura funzionale perde rigidità. Scrivere, anche partendo da una poesia altrui, diventa un processo attivo di rielaborazione. La persona non si limita a leggere o comprendere, attraversa il testo, lo fa proprio, lo trasforma. Le parole degli altri si intrecciano con le proprie, generando nuovi significati, nuove immagini, nuove possibilità di espressione.
La poesia, con la sua capacità evocativa e simbolica, facilita questo processo: permette di accedere a contenuti emotivi profondi senza la necessità di spiegarli in modo lineare o razionale. Nei laboratori, i partecipanti hanno potuto sostare nelle parole, lasciarsi toccare da esse e, a partire da questa risonanza, dare voce al proprio mondo interno.
Il lavoro svolto si è configurato così come uno spazio protetto e non giudicante, in cui la scrittura non è stata valutata per la sua qualità estetica, ma riconosciuta come strumento di consapevolezza. Le poesie degli autori hanno rappresentato un punto di partenza, un invito: da lì, ciascuno ha potuto costruire il proprio discorso, combinando esperienze, emozioni e immagini personali in forme nuove, proprio come suggerisce Poincaré.
Scrivere, in questo senso, diventa un atto di cura. Non si tratta di produrre testi “belli”, ma di permettere a ciò che è già presente dentro di emergere, organizzarsi e trovare una forma. E attraverso questo processo, la persona non solo esprime, ma trasforma la propria esperienza, aprendo nuovi spazi di significato e di possibilità.
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